Barbette con il suo personaggio travesti, forse più normale allora che oggi, diviene un'icona come Female impersonator.Il suo ambiguo e fine gioco è frutto di uno studio attento delle caratteristiche di tutte le dive del passato. Diventa potente ed irresistibile, la grazia femminile unita alla forza mascolina lo trasforma sul trapezio in un essere divino che include in se ambo i sessi nei loro migliori aspetti. La forza androgina di questo personaggio varca le epoche e mentre svanisce nella dimenticanza ogni ricordo di altri altrettanto grandi artisti del suo tempo, Barbette no. Non muore ed anzi ancora oggi la rete brulica di pagine a lui dedicate come fosse contemporanea la sua fama. Manca purtroppo all'appello un video di una sua esibizione al trapezio, chiunque ne fosse in possesso o ne conosca l'esistenza potrebbe farci un grande regalo. Nel frattempo vi rimandiamo alla visione di questo frammento di film, oltre che all'intera opera, di Jean Cocteau in cui Barbette in una scena al minuto 5.05, appare truccandosi per pochi istanti.
La grande nave del Varietà è affondata, travolta dalla tempesta cinematografica. Eppure dalle abbissità del mare in cui è sprofondata guizzano ancora immagini e canzonette che fecero d'oro un'epoca. Riflessi di quel grande connubio di circo e teatro, di quella esclusiva formula che univa in musica il gusto popolare e quello aristocratico. Ricordi di un genere che per decenni con varie coloriture divertì il mondo intero fino alla caduta ed alla fine. I teatri di Varietà sono diventati prima cinema e dopo centri commerciali. Il consumo si è sovrapposto alle necessità, il business all'arte. Ma la nuova mareggiata tecnologica ha creato una rete che può nella sua delirante overdose d'immagini, che accumula e trascina, restituirci dalle profondità oceaniche perle di rara bellezza: capolavori del grande spettacolo, non plus ultra delle arti della scena, volti dimenticati di commedianti illustri. Archeologia del presente, come qualcuno la chiamerebbe, questa meticolosa operazione di setaccio è dedicata agli artisti che orfani dei teatri sono tornati con la loro polverosa valigia in strada forse inconsapevolmente ricominciando un cammino antico.
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